martedì 7 giugno 2005 - 11.53
La notte aveva già da ore preso il posto della luce, gli astri brillavano nel cielo come miliardi di brillanti puri e la luce della luna non disturbava il nostro sonno; ma in quella notte così tranquilla il mio animo era agitato.
Mi svegliai di colpo, impaurita e carica di un'energia febbricitante, il mio corpo era sudato e la mia mente inquieta. Avevo fatto uno strano sogno; nella mia mente si erano
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martedì 7 giugno 2005 - 11.35
Sorgono le prime luci dell'alba quando il mio sguardo, travolto dalle continue allucinazioni che mi accompagnano ormai ogni notte, cade verso la spiaggia, che è insolitamente deserta. Allora, nervosa, alza lo sguardo verso il mare e vedo la flotta troiana, guiadata da Enea, che procede verso il largo. Disperata inizio a percuotermi il petto, poichè ho ormai da tempo compreso che lo straniero di cui mi sono innamorata mi avrebbe tradita andandosene.
Sono in preda all'agitazione; mi chiedo perchè nessuno si affretti ad inseguirli e non vedo chi dovrebbe correre ai lidi per spiegare le vele e raggiungere coloro che hanno spregiato la nostra terra.
Ma cosa sto farneticando? Dove sono? Solo ora mi rendo conto quale follia tormenti me, infelice! No, non è questo il momento per accorgersene, dova esserli molto tempo addietro!
Solo adesso comprendo che avrei dovuto uccidere suo figlio, Ascanio, e i suoi compagni e offrirli come pasto alla mensa del padre Enea, per poi massacrarlo e disperdere il suo corpo nell'immenso mare. Sicuramente, fosse fosse pur stata dubbia la sorte della sfida, non avrei temuto nessuno, decisa com'ero a morire.
Sole, che conosci le colpe delle azioni compiute da ogni uomo; Giunone, soccorritrice di tutte queste mie pene; Ecate; Furie della crudele vendetta e dei proposti alla morte: ascoltatemi ed esaudite le preghiere dovute alle mie sventure.
Se è inevitabile che quell'uomo infame approdi a una terra, fate almeno che incontri un popolo che lo impegni in guerre devastanti, lo strappi dall'abbraccio del foglio Iulo e lo faccia assistere all'indegna morte dei compagni. Che non goda di nessun regno e anzi, si meriti una morte prematura e il suo corpo, insepolto, giaccia su una riva. Invoco voi con quest'ultimo mio grido.
Con le mie ultime forze chiedo a voi, Cartaginesi, di perseguitare con odio i discendenti della stirpe Dardania: mai ci siano amicizie o patti e dalle mie ossa discenda il vendicatore, chiunque egli sia, che li possa punire per tutte le pene che mi hanno fatto sopportare e i due popoli combattano per sempre!
Ho il cuore straziato dal dolore e dal troppo gridare. Svelta mi giro verso la nutrice Barce e come se volessi fuggire il prima possibile l'odiata luce le ordino di dire a mia sorella Anna che è tempo di preparare il rogo per i sacrifici e i riti magici che intendo fare per riportare a me Enea o per guarire per sempre da questa passione.
Vedo la nutrice che, col passo affrettato di una donna ormai anziana, scompare dietro la porta; povera sorella, ignori che sul quel rogo brucerò io stessa...
Sono sconvolta e mi accorgo che sto tremando con il viso di un pallore spettrale, cosciente della mia prossima morte. Correndo raggiungo la stanza, afferro la spada donatami da Enea e tolgo il fodero; mi volto con il viso rigato dalle lacrime che scorrono ininterrotte fino a inumidirmi le vesti, poso il mio sguardo sul ben noto letto, complice anch'esso del tradimento commesso verso il mio popolo.
Voglio sciogliermi da questo perpetuo soffrire, dal pensare che sarei stata felice se mai le navi troiane fossero mai approdate sulla mia terra. Scendono le ombre senza vendetta, ma dal mare lui possa vedere lo spettacolo di questo fuoco.
Senza dire più niente mi getto con tutte le mie forze sopra la spada, con la lama nel ventre. Sento il sangue che bagna le candide vesti e scorre sulle mie mani. Il dolore dell'affilata lama Dardania è insopportabile, non riesco a pensare ad altro che al mio soffrire e sento delle grida che via via diventano sempre più numerose. Un'acuta fitta si diffonde nel mio corpo e mi impedisce di muovere qualuque arto.
Poi sento la voce di mia sorella, sono urla disperate e mi parla, ma io orai non riesco più a sentire quello che mi dice. Giaccio priva di sensi. Mi risveglio sorretta da Anna, che mi posa sul letto e con la sua veste mi asciuga il sangue; il mio sguardo è annebbiato e il dolore ormai invade tutto il mio corpo. Cerco di levarmi, ma ricado tutte le volte che tento e il mio gemito raggela l'aria.
Il mio cuore quasi esanime e dolorante ringrazia Giunone che ha avuto compassione per me; infatti Iride giunge dall'alto con le sue fulve ali e subito stacca il capello biondo che mi tiene in vita.
Finalmente posso svanire nel vento.
Beatrice Mura
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martedì 7 giugno 2005 - 11.12
Sfortunato son'io! Vittima della fame d'oro di Polimestore, maledetto re di Tracia,al quale fui affidato fiduciosamente dal padre Priamo, affinchè fossi tenuto lontano dagli scontri perchè ero ancora troppo giovane per combattere.
Ah! Se avessi però saputo che fine tremenda mi attendeva, certo avrei preferito morire in battaglia con onore.
Il fato, infatti, si rivelò terribilmente attraverso quel trace traditore del sacro vincolo dell'ospitalità che con un atto ignominioso mi trucidò brutalmente per impossessarsi delle ricchezze con cui ero giunto alla sua reggia , e così ha condannato il mio spirito a errare senza pace fin quando il corpo dilaniato non avesse trovato sepoltura.
Il mio corpo privo di vita fu abbandonato presso la riva e così vi rimase anche se ormai irriconoscibile fino all'arrivo di Enea, uomo pio, che qui approdò dopo la fuga da Troia. Questi, durante l'allestimento dell'altare su cui avrebbe immolato un toro al divino Giove, lì vicino prese a staccare con tenacia ben tre virgulti di corniolo e mirto cresciuti attorno ai dardi che erano conficcati nel mio cadavere (che non era visibile, si poteva scorgere solo una duna); si stupì, inorridì alla vista del nero sangue che sgorgava macchiando il suolo. Io, per porre termine al dolore dato dai rami appena recisi, parlai, mi rivelai, incitai Enea ad abbandonare questa terra crudele.
Così decise infine ma, prima di partire, l'eroe troiano mi seppellì e così ora il mio spirito può percorrere, finalmente placato, l'oscuro mondo degli inferi.
Beatrice Biasini
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