Quando in italiano ci sono due proposizioni (frasi), di cui una principale ed una secondaria, è necessario fare attenzione ai tempi dei verbi, che cambiano a seconda che si voglia indicare contemporaneità (che avviene contemporaneamente), anteriorità (che viene prima) o posteriorità (che viene dopo)
Ecco alcuni esempi:
È opportuno distinguere tre situazioni differenti:
Quando nella frase reggente il verbo è al presente o al futuro o all’imperativo.
1)Se il rapporto fra le due frasi è di
- Contemporaneità, allora si userà il congiuntivo presente:
- Non credo (adesso) che venga (adesso o nell’immediato futuro)
- Non crederai (adesso) che venga (adesso o nell’immediato futuro)
- Non credere (adesso) che venga (adesso o nell’immediato futuro)!
- Anteriorità, allora si userà il congiuntivo passat
- Non credo (adesso) che sia venuto (prima, due ore fa, ieri, una settimana fa ecc.).
- Non crederai (adesso) che sia venuto (prima, due ore fa, ieri, una settimana fa ecc.).
- Non credere (adesso) che sia venuto (prima, due ore fa, ieri, una settimana fa ecc.)!
- Posteriorità, allora si userà il congiuntivo presente o l’indicativo futuro (!):
- Non credo (adesso) che venga che verrà (più tardi, rispetto all’azione espressa dalla principale).
- Non crederai (adesso) che venga che verrà (più tardi, rispetto all’azione espressa dalla principale)?
- Non credere (adesso) che venga che verrà (più tardi, rispetto all’azione espressa dalla principale)!
2)Quando nella frase reggente il verbo è in un tempo storico, cioè al passato prossimo o al passato remoto o all’imperfetto o trapassato prossimo.
Se il rapporto fra le due frasi è di
- Contemporaneità, allora si userà il congiuntivo imperfett
- Non credevo (allora) che venisse (allora o nell’immediato futuro).
- Anteriorità, allora si userà il congiuntivo trapassato
- Non credevo (allora) che fosse venuto (ancora prima, il giorno prima, una settimana prima ecc.).
- Posteriorità, allora si userà il condizionale passato (!):
- Non credevo (allora) che sarebbe venuto (più tardi, rispetto all’azione della frase principale).
Attenzione!
Dopo verbi che esprimono dubbio (p.e. dubitare, è possibile, può darsi... ),
opinione in forma positiva (p.e. pensare, credere, ritenere... ) o dopo verbi dichiarativi
(p.e. dire, sostenere, affermare... ) l’uso del condizionale passato può introdurre una sfumatura di
incertezza più o meno forte; in questo caso non è possibile decidere con assoluta certezza se
l’azione espressa nella frase secondaria abbia avuto luogo o no.
- Dubitava che in quella situazione lo avrebbero difeso ( = se veramente lo difesero, non lo sappiamo).
- Poteva darsi che Paolo ci avrebbe chiamati dall’autostrada (= ma non si sa se alla fine Paolo chiamò dall’autostrada).
- Pensarono che una tavola rotonda sull’argomento sarebbe stata la soluzione migliore ( = se la soluzione realmente fu la migliore, non lo sappiamo).
- Affermai che Felice avrebbe finito il lavoro ( = se Felice veramente finì il lavoro, non lo si sa).
3)Quando nella frase reggente il verbo è al condizionale.
Se nella frase reggente il verbo è al condizionale presente o passato (sarei contento che, desidererei che, avrebbe preferito che etc.), allora nella frase secondaria il tempo sarà in congiuntivo imperfetto (rapporto di contemporaneità fra le due frasi) o trapassato (rapporto di anteriorità fra le due frasi):
- Vorrei (adesso) che venisse (adesso o nell’immediato futuro).
- Vorrei (adesso) che fosse venuto (prima, due settimane fa, un anno fa etc.).
- Avrei voluto (allora) che venisse (allora).
- Avrei voluto (allora) che fosse venuto (ancora prima).
Attenzione!
Un verbo di opinione o dichiarativo al condizionale presente può avere il valore di
una forma debole di indicativo; in questo caso richiede nella frase secondaria il congiuntivo presente o passato (vedi le regole di #Caso I)
- Scusi, Lei riterrebbe (= Lei ritiene) che questa sia una buona soluzione?
- Direi (= dico) che abbia agito con intelligenza.