20/01/2007 14.35.00

CONCORDANZA DEI TEMPI

Quando in italiano ci sono due proposizioni (frasi), di cui una principale ed una secondaria, è necessario fare attenzione ai tempi dei verbi, che cambiano a seconda che si voglia indicare contemporaneità (che avviene contemporaneamente), anteriorità (che viene prima) o posteriorità (che viene dopo)

Ecco alcuni esempi:

È opportuno distinguere tre situazioni differenti:

Quando nella frase reggente il verbo è al presente o al futuro o all’imperativo.

1)Se il rapporto fra le due frasi è di

  • Contemporaneità, allora si userà il congiuntivo presente:
Non credo (adesso) che venga (adesso o nell’immediato futuro)
Non crederai (adesso) che venga (adesso o nell’immediato futuro)
Non credere (adesso) che venga (adesso o nell’immediato futuro)!
  • Anteriorità, allora si userà il congiuntivo passat
Non credo (adesso) che sia venuto (prima, due ore fa, ieri, una settimana fa ecc.).
Non crederai (adesso) che sia venuto (prima, due ore fa, ieri, una settimana fa ecc.).
Non credere (adesso) che sia venuto (prima, due ore fa, ieri, una settimana fa ecc.)!
  • Posteriorità, allora si userà il congiuntivo presente o l’indicativo futuro (!):
Non credo (adesso) che venga che verrà (più tardi, rispetto all’azione espressa dalla principale).
Non crederai (adesso) che venga che verrà (più tardi, rispetto all’azione espressa dalla principale)?
Non credere (adesso) che venga che verrà (più tardi, rispetto all’azione espressa dalla principale)!

2)Quando nella frase reggente il verbo è in un tempo storico, cioè al passato prossimo o al passato remoto o all’imperfetto o trapassato prossimo.

Se il rapporto fra le due frasi è di

  • Contemporaneità, allora si userà il congiuntivo imperfett
Non credevo (allora) che venisse (allora o nell’immediato futuro).
  • Anteriorità, allora si userà il congiuntivo trapassato
Non credevo (allora) che fosse venuto (ancora prima, il giorno prima, una settimana prima ecc.).
  • Posteriorità, allora si userà il condizionale passato (!):
Non credevo (allora) che sarebbe venuto (più tardi, rispetto all’azione della frase principale).

Attenzione!

Dopo verbi che esprimono dubbio (p.e. dubitare, è possibile, può darsi... ),
opinione in forma positiva (p.e. pensare, credere, ritenere... ) o dopo verbi dichiarativi
(p.e. dire, sostenere, affermare... ) l’uso del condizionale passato può introdurre una sfumatura di
incertezza più o meno forte; in questo caso non è possibile decidere con assoluta certezza se
l’azione espressa nella frase secondaria abbia avuto luogo o no.

Dubitava che in quella situazione lo avrebbero difeso ( = se veramente lo difesero, non lo sappiamo).
Poteva darsi che Paolo ci avrebbe chiamati dall’autostrada (= ma non si sa se alla fine Paolo chiamò dall’autostrada).
Pensarono che una tavola rotonda sull’argomento sarebbe stata la soluzione migliore ( = se la soluzione realmente fu la migliore, non lo sappiamo).
Affermai che Felice avrebbe finito il lavoro ( = se Felice veramente finì il lavoro, non lo si sa).

3)Quando nella frase reggente il verbo è al condizionale.

Se nella frase reggente il verbo è al condizionale presente o passato (sarei contento che, desidererei che, avrebbe preferito che etc.), allora nella frase secondaria il tempo sarà in congiuntivo imperfetto (rapporto di contemporaneità fra le due frasi) o trapassato (rapporto di anteriorità fra le due frasi):

Vorrei (adesso) che venisse (adesso o nell’immediato futuro).
Vorrei (adesso) che fosse venuto (prima, due settimane fa, un anno fa etc.).
Avrei voluto (allora) che venisse (allora).
Avrei voluto (allora) che fosse venuto (ancora prima).

Attenzione!

Un verbo di opinione o dichiarativo al condizionale presente può avere il valore di
una forma debole di indicativo; in questo caso richiede nella frase secondaria il congiuntivo presente o passato (vedi le regole di #Caso I)

Scusi, Lei riterrebbe (= Lei ritiene) che questa sia una buona soluzione?
Direi (= dico) che abbia agito con intelligenza.

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