E' indubbio che la civiltà urbana è stata nella storia un importante motore del progresso umano. Nell'organizzazione dello spazio comunitario "artificiale" infatti, l'uomo ha potuto sperimentare tanto la sua sophia quanto la propria techné. Dapprima dunque, e per molti secoli, la città è cresciuta espandendosi nello spazio orizzontale, in seguito, in epoca molto più recente, elevandosi in verticale.
Paris
Altrettanto indubbio è che i cambiamenti globali in atto, sia climatici che economico-sociali, impongono oggi una direzione tutt'affatto diversa allo sviluppo urbano. Scelte che rispondano alle nuove esigenze di sostenibilità sia sul piano ambientale che del benessere delle persone. Scelte che presuppongono una politica più attenta alla qualità delle relazioni che fanno di un agglomerato inerte una ci(vilt)tà, piuttosto che ai guadagni di una industria alienante.
Dopo la Metropoli, la Megalopoli e la Ipercity. oggi sembra finalmente che si cominci a parlare di nuovo di città a misura d'uomo, dove non si corra il rischio di passare metà della giornata imbottigliati tra le automobili e le loro deiezioni. Dove sia piacevole e salutare vivere prendendosi cura del proprio spazio. Dove ci si possa sentire, in ogni punto, "a casa propria. Parva sed apta mihi. Smart. Come si può leggere qui e qui
Lo scorso anno durante la Biennale dell'Architettura di Venezia Philippe Daverio ha girato per il suo programma Passepartout (che per altro vale sempre la pena di vedere come una delle pochissime cose buone della Rai) questo interessante reportage dal titolo La sostanza metropolitana.
Lo propongo alla 3^A: guardiamolo insieme per discutere poi di quale vogliamo che sia la città del nostro futuro prossimo.
vi.p.